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L’Odissea è parte del corpus fondativo della letteratura e cultura occidentali, ed è forse il poema classico più amato poiché è stato capace di nutrire l’immaginario collettivo attraverso i secoli con la sua molteplicità di suggestioni, di varianti e di riletture. Il lungo e pericoloso viaggio di ritorno di Ulisse, uno degli artefici della guerra di Troia, l’eroe (o anti eroe per certi aspetti) che vaga per mari sconosciuti e spesso ostili, contiene un fascino irresistibile anche per la difficoltà oggettiva di catalogazione. È riduttivo attribuire all’Odissea le caratteristiche di un racconto avventuroso o fantastico: il testo si presta a diversi piani di lettura pur contenendo elementi romanzeschi e fiabeschi, tensione epica e lirismo sono indissolubilmente intrecciati. Per millenni l’Odissea, nel suo rappresentare il desiderio del ritorno a casa, parola dietro la quale c’è un universo cui ciascuno ha la possibilità di dare volto e significato, ha sollecitato e ispirato poeti, letterati, drammaturghi, pittori musicisti … Da Pascoli a Joyce, da Derek Walcott a Cesare Pavese, da Kavafis, a Monteverdi da Savinio a Böcklin … La composizione drammaturgica e la messa in scena di Odissee parte dalle suggestioni offertemi dalla traduzione dal greco al friulano ad opera di Sandro Carrozzo e Pierluigi Visintin. Odissee si presenta come un mosaico che mette in relazione e intreccia diversi percorsi, diversi “viaggi”. In friulano singolare, in italiano plurale: la parola “Odissee” mi ha sostenuto nel far emergere quell’intreccio di vissuti già presenti nel poema e che attraverso questa drammaturgia cerco di mettere in luce. Se Odisseo è l'uomo che si manifesta essenzialmente secondo le linee guida dell’eroe astuto coraggioso e paziente che attraverso l’incontro di popoli, genti e terre vuole conoscere, dall’altro versante è anche colui che trova il senso della sua stessa identità attraverso legami fondamentali: la terra, la moglie e il figlio. Il desiderio di esplorare, di capire, confrontarsi, continuamente spinge l’eroe e lo porta a modificarsi rispetto alle “prove” che affronta. Allo stesso tempo è l’uomo paziente che vuole tornare a casa, vuole vedere “il fumo che sale dai tetti della sua Itaca”. Ma le Odissee sono tante nell’Odissea … Ne ho individuate altre tre oltre a quella del protagonista. C’è quella dei compagni, coloro che legittimamente coltivano la speranza di una vita migliore e per i quali l'essersi imbarcarti affidandosi a un capo astuto e geniale, l’artefice dell’inganno del cavallo di Troia, significa tornare a casa presto e ricchi ... I compagni di Odisseo fanno pensare ai tanti “senza storia”, agli emigranti e immigrati che nutrono le narrazioni e la cronaca dei nostri giorni e della nostra terra, fatte di molte partenze e arrivi. Tra le tante “Odissee” che disegnano le vite degli uomini che compiono l’impresa di riconoscersi nel mondo, c'è inoltre quella di Telemaco: percorso di crescita, di iniziazione all’età adulta. Il figlio dell’eroe si mette in viaggio alla ricerca del padre, poiché intuisce in qualche modo che restando a Itaca non otterrebbe il riconoscimento della raggiunta maturità. È la storia di un giovane che riflette sulla mancanza generazionale del padre … un modello con cui si è trovato a fare i conti… A Itaca i padri sono partiti tutti per la guerra e lui vive di riflesso grazie alle narrazioni “mitiche” fatte da Aedi, parenti e amici. A questa figura del “padre assente” del “padre lontano” (per lavoro, per guerra) è legata molta della nostra matrice culturale e sociale dagli anni '60 in poi... C'è infine l'Odissea di Penelope e delle donne che come Calipso e Circe pur a modo loro hanno amato l’eroe. Penelope non è solo la moglie fedele che aspetta, ma è anche una donna forte che sa di essere colei che deve mantenere consapevolmente uno stato di latenza, una sospensione che si diffonde su tutta l’isola e per quanto lacerante ha uno scopo salvifico. Lei è anche madre e comprende che il suo matrimonio con uno dei Proci provocherebbe la morte di Telemaco, in quanto erede scomodo. Penelope è una donna che sperimenta solitudine, assenza, attesa, fedeltà … ma attraverso tutto questo, trova se stessa! Le quattro Odissee si intrecciano e la tela di Penelope racconta il viaggio stesso di Odisseo che proprio attraverso la dinamica del suo farsi e disfarsi sembra provocare l’avvicinarsi o l’allontanarsi dell’eroe da casa, dall’amata terra, dalla sposa e dal figlio. Il parlato “alto” del verso di Carrozzo e Visintin riaffiora qua e là nei passaggi più “solenni” ma le diverse odissee si rincorrono intrecciando tappe di viaggio che producono rimandi continui al tempo presente e offrono l’occasione di riflettere, di guardare alle nostre legittime speranze, alle illusioni, ai desideri e ai conflitti che appartengono a tutti. La reinterpretazione dei diversi tipi di friulano a cura di Carlo Tolazzi a seconda delle storie e dei personaggi che si incontrano, è anche un modo per esplorare la ricchezza offertaci da un ulteriore viaggio: quello all’interno di una lingua viva che si declina nelle tante parlate di zona e offre immaginari e mondi diversi, in modo tale che il variegato microcosmo friulano diventi metafora del macrocosmo e possa parlare a noi uomini e donne “in viaggio” per questo ventunesimo secolo. Claudio de Maglio |