3 luglio ore 20:30
“Like a prayer” concerto a cura del M° Marco Toller con gli allievi del II e III anno di corso.
Il programma del concerto finale degli allievi del II e III anno esplora quest’anno la stretta correlazione che da sempre è esistita fra canto e preghiera. Quando infatti il sentimento si fa intenso, quando la supplica si accalora, il canto diviene il modo più espressamente umano di esprimere il valore della preghiera. Modulare con intensità la propria voce è stato da sempre una pratica per far sì che questo atto di richiesta trovasse il modo di valicare una soglia ritenuta inaccessibile alle sole umane forze: quando tutto è stato tentato inutilmente, oppure l’impresa sembra essere al di là delle proprie capacità, la preghiera è insieme un atto di resa e abbandono ma anche un gesto speranzoso di fiducia verso una forza superiore, forse sensibile e influenzabile dal potere del suono.
E affrontando la produzione vocale tra l’epoca classica e la contemporaneità, sia per quanto riguarda il repertorio corale che solistico, si può osservare come la forma della preghiera trova molteplici possibilità di manifestazione, dall’ambito strettamente sacro (come nel Kyrie di Mozart) sino a declinazioni più profane e persino decisamente blasfeme come nell’aria di Jago dall’Otello (“Credo in un Dio crudel”) o nella versione infusa di torbida passionalità del Te Deum nella Tosca di Puccini. Ma in tutti i brani il filo conduttore è lo smarrimento di un’anima scossa e turbata che cerca consolazione e sostegno in una Forza più grande sia essa immanente o trascendente. Ma come la preghiera si allontana dal sacro per cercare dimensioni di maggiore aderenza al reale, ad esso fa ritorno quasi per necessità costitutiva ristabilendo la sua connessione mistica, come nell’Agnus Dei di Barber, brano inizialmente strumentale ma la cui pulsione spirituale non poteva che portarlo alla versione corale ‘sacralizzata’, o il brano della cantante Madonna (nella versione corale per la serie ‘Glee’) che alla rassegna dà il nome, dove ancora una volta dimensione celeste e carnale si fondono.
E mentre ci chiediamo se ancora abbia senso dare valore a questa forma di rituale comunicazione con il ‘divino’, sono gli stessi drammatici eventi che turbano i nostri tempi a trascinarci immancabilmente ad un atto di richiesta disperato e disarmato per la Pace, sulla cui attuabilità forse veramente disperiamo. In questo modo però, in stretta connessione con il presente, ci possiamo riappropriare ade esmpio della forza di un’opera che si interroga sull’attualità e valenza provocatoria della richiesta di pace come “Mass” di Bernstein che nel 1971 venne vista come tentativo di sovversione nei confronti della politica militare statunitense, o dell’afflato mistico e inerme del brano “Da pacem” del compositore estone Arvo Pärt.

