Lezione aperta finale a cura di François Kahn con gli allievi del III e del I corso.
Un’occasione preziosa per vedere come un grande maestro contemporaneo traduce in azione teatrale la poetica estrema di uno dei più lucidi cronisti del Novecento: Varlam Šalamov.
“Ognuno dei miei racconti è assolutamente attendibile. Ha l’attendibilità di un documento. Il racconto Cherry-brandy non è un racconto su Mandel’štam. È stato semplicemente scritto per Mandel’štam, ma in realtà è un racconto su di me. Pur con l’assoluta, documentabile attendibilità di tutti i miei racconti, ho sempre tenuto presente che per un artista, per un autore, la cosa fondamentale è la possibilità di esprimersi, di mettere a disposizione del proprio flusso creativo un cervello libero. L’autore è un testimone; con ogni sua parola, con ogni sua virata spirituale emette una formula definitiva, una sentenza. L’autore non solo è libero di confermare o respingere qualcosa sulla base di un sentimento o di un giudizio letterario, ma è anche libero di esprimere se stesso a modo suo. Un racconto finito, compiuto, contiene sempre un giudizio. Un racconto non ha affatto bisogno di revisione: la revisione deve avvenire al di fuori del racconto, e grido e mi agito a ogni frase - ci sono e pietre e alberi e fiumi in ogni mio racconto - questa lotta in sintesi riproduce sulla carta la risultante di molte forze, mie e altrui.”
Varlam Šalamov
Ingresso libero

