12 giugno ore 18:00
lezione aperta finale di Danza Contemporanea a cura di Marta Bevilacqua con gli allievi dei tre corsi
Primo anno:
Planet Dance
Cosa succede quando un corpo decide di abbandonare l'immobilità? Planet Dance è un viaggio emozionale che esplora il primo, timido e meraviglioso contatto tra il corpo, il respiro e lo spazio circostante. Le allieve e gli allievi del primo anno portano in scena la metafora del loro stesso percorso di apprendimento: il dialogo tra la linea e la curva, l'acquisizione di una classe, la relazione con il pavimento. Appena approdati nel Pianeta Danza i corpi si scoprono, si articolano e iniziano a dialogare con la gravità. Attraverso l'ascolto del respiro – motore primario di ogni gesto – la tecnica contemporanea diventa lo strumento per trasformare un semplice movimento in un intenzione poetica.
Secondo anno:
Come into my arms
Avvicinarsi. Esitare. Toccare. Sostenere. Come Into my arms è una geografia di incontri e una dichiarazione di fiducia. Lo spettacolo porta in scena la delicata architettura delle relazioni umane attraverso il linguaggio contemporaneo e il lavoro di contact improvisation. Le allieve e gli allievi del secondo anno disegnano nello spazio le sfumature della tensione corporea: dal magnetismo sottile di due corpi che si attraggono, fino all'incastro perfetto di pesi che trovano l'equilibrio solo appoggiandosi l'uno all'altro. Non c'è virtuosismo fine a se stesso, ma la ricerca di una verità fisica: l'elogio di una tenerezza coraggiosa, che non ha paura di mostrarsi vulnerabile. Tra i suoi silenzi la danza testimonia che l'atto più rivoluzionario e potente che un corpo possa compiere è aprirsi per fare spazio a un altro, accogliendolo tra le proprie braccia.
Terzo anno
Nulla di impersonale
Esiste uno spazio sospeso tra ciò che siamo stati e ciò che stiamo per diventare. Un territorio liminale, fatto di attese, di respiri trattenuti e di improvvise accelerazioni. Nulla di impersonale è il racconto fisico di questo passaggio.Le allieve e gli allievi del terzo anno, esplorano la 'soglia' non come un limite da temere, ma come un luogo di trasformazione. Attraverso una scrittura coreografica complessa, che alterna assoli a composizioni corali rigorose. I corpi si fanno veicolo di un'urgenza collettiva. La tecnica si spoglia del superfluo per farsi pura intenzione: cadute che diventano slanci, contatti che si trasformano in sostegno reciproco, fino all'istante esatto in cui il gruppo si scompone, e ogni interprete è pronto a varcare la soglia da solo, forte della memoria impressa nella propria pelle.
